Due ruote, una grande passione

con il patrocinio del comune di Cesenatico

Due ruote, una grande passione

Manuel Belletti e Dalia Muccioli, due giovani (promesse) del ciclismo, entrambi figli di questa terra, per la prima volta insieme in bicicletta sulle strade di Cesenatico, si raccontano

Due nomi, due storie, due giovani all’ombra di Marco Pantani. Nel vicino comune di San Mauro Pascoli, terra di calzolai, qualcuno diceva che era inevitabile che lì nascessero dei bravi calciatori: tutti fanno le scarpe, figuriamoci se non sanno calciare con i piedi. Lo stesso potremmo dire per la terra di Pantani, porto leonardesco, ombrelloni, grattacielo ma soprattutto quella passione per le due ruote che richiama migliaia di partecipanti da tutto il mondo in occasione della Nove Colli. A Cesenatico, quell’anno di grazia del 1998 se lo ricordano tutti, Tour de France e Giro d’Italia vinti dal Re delle salite. Segno del destino, proprio in quelle due gare si sono distinti le due giovani promesse che abbiamo incontrato: Manuel Belletti trionfa al Giro in un traguardo a cinque chilometri da casa, Dalia Muccioli al suo primo Tour (Route de France) conquista la maglia Bianca (migliore giovane). Entrambi sono figli di questa terra, con le radici ben piantate alle loro origini. Per la prima volta insieme in bicicletta sulle strade di Cesenatico, li abbiamo incontrati.

MANUEL BELLETTI QUEL 21 MAGGIO…

Se gli dici 21 maggio 2010, il suo viso si illumina d’immenso. Siamo a Cesenatico, il traguardo è a un soffio dalla statua del suo idolo, c’è la tappa del Giro che vale una stagione.

Belletti, cosa succede quel giorno?

“Cosa succede prima, in realtà. Appena viene presentato il Giro, vedo che quella tappa è giusta per me”.

Solo che?

“Non stavo bene, avevo una tendinite al ginocchio che non mi dava scampo”.

Si va in volata.

“Do il massimo e vinco, a due passi da casa mia. Ci ho messo un po’ a comprendere che non era un sogno e che soprattutto i sogni si possono avverare”.

A “guardare” il suo sprint, la statua Marco Pantani.

“Ho iniziato ad appassionarmi alla bici guardandolo in televisione. Il solo vederlo mi emozionava: la sua fatica nelle salite, quegli scatti che annichilivano gli avversari. Mio babbo mi ha indirizzato alla bicicletta, Pantani mi ha ‘convinto’ che quella era la strada giusta”.

Perché ha scelto la bicicletta?

“Sono stato come rapito. All’inizio ho fatto di tutto, nuoto, calcio, podismo, la bici però ha prevalso”.

Nel 2008 il salto con i professionisti. Difficile?

“E’ tutto un altro mondo: cambia il chilometraggio, i ritmi, le medie. Insomma, è molto più dura. Comunque, dopo un periodo di adattamento, le cose sono andate bene”.

La vittoria che sogna?

“La Milano-Sanremo, anche se temo che sarà solo un sogno. I percorsi degli ultimi anni sono poco adatti alle mie caratteristiche di velocista”.

Al Tour ci pensa?

“E’ l’ambizione di tutti i ciclisti, tuttavia tra Tour e Giro sceglierei il secondo”.

Una scelta in controtendenza.

“Il Tour è l’università del ciclismo, non si discute. Adesso però corro sempre fuori dai confini nazionali e questo mi dà una certa nostalgia per la gara più importante d’Italia”.

Il suo modello di ciclista?

“Paolo Bettini, corridore completo, difficile da eguagliare”.

Il suo fans club scrive “Noi che mangiamo i cappelletti tifiamo per Belletti”. Come mai?

“I cappelletti di mia nonna sono il mio piatto preferito, la frase è nata da lì. Giro il mondo con la bici e devo dire che il mangiare romagnolo rimane il migliore. Personalmente poi non mi faccio mancare niente”.

Corre per l’Ag2R La Mondiale, squadra francese: perché?

“Ero alla ricerca di nuove esperienze e di diversi tipi di corsa, che solo una squadra world tour mi può dare. Il primo anno è stato di ambientamento, anche se non facilissimo, il prossimo anno conto di migliorare”.

Al Mondiale ci pensa?

“Lo scorso anno ho preso parte come riserva. Un’esperienza bellissima e formativa, in contatto radio con Bettini. Per il prossimo mondiale vediamo. Indossare la maglia azzurra è un traguardo ambito da tutti, ed esserci stato per me è stata una fortuna”.

Quando si parla di ciclismo, spesso lo si accosta al doping.

“Il doping esiste, ma non solo nel ciclismo. Anzi, il nostro è uno dei pochi sport che lo combatte come si deve. Noi abbiamo un passaporto biologico con la reperibilità di ogni nostro spostamento, vacanze comprese. E questo la dice lunga sull’invadenza nella vita privata di un atleta. Il nostro ambiente è molto migliorato e sfido altri sport a fare altrettanto. Proporre una cosa del genere al calcio all’umi pare fantascienza”.

DALIA MUCCIOLI REINE DE FRANCE

Vent’anni non ancora compiuti e Dalia Muccioli può sfoderare un curriculum dalle grandi promesse: due Mondiali, un Europeo, la Maglia Bianca nella Route de France, il Tour al femminile.

Dalia, dove vuole arrivare?

“Il mio sogno è vincere il Giro d’Italia. Ma appunto, siamo nei sogni”.

Intanto però ha vinto la Maglia Bianca (under 23 anni) in Francia

“Gara di nove giorni, gli ultimi tre di salita e fatica. Sono riuscita a piazzarmi ottava nella tappa La Planche des Belles Filles, quella che Froome ha vinto al Tour del France”.

Le prime pedalate?

“Grazie a mio zio, Domenico Muccioli, qualche anno da professionista alle spalle”.

È una vita di sacrifici quella del ciclista?

“Abbastanza, ma ne vale la pena. Quando sono in salita mi sento bene, mi scarico e stacco da tutto”.

La sua vittoria migliore?

“Lo scorso anno a Varese, arrivo in salita in solitaria. Aggiungo il quarto posto all’Europeo a Offida nelle Marche, vinto da Rossella Ratto”.

Quando è arrivata la convocazione dell’Europeo cosa ha pensato?

“Nel primo anno da Junior mi ero data un obiettivo: o faccio qualcosa di buono oppure smetto e vado all’università. Ho lavorato tanto e i risultati sono arrivati: tre vittorie e la convocazione all’Europeo favorita dal circuito che prevedeva alcune salite”.

Aggiungiamo i Mondiali in Danimarca.

“C’erano quattro posti a disposizione, più la campionessa in carica. Ero in grande forma, a fine agosto ho vinto una gara e con sorpresa mi hanno convocata per il Mondiale”.

Quest’anno ancora un Mondiale in Olanda?

“Anche questo inaspettato, al primo anno da professionista. Ho fatto la riserva ma la gara l’ho vissuta come fossi sulla bicicletta”.

La sua squadra è la BePink di Monza.

“Nuova di quest’anno. Tra strada e pista abbiamo vinto 23 gare, e conquistato una cinquantina di podi”.

Il suo mito?

“Abito a Cesenatico, sono una scalatrice, mi viene spontaneo dire Pantani”.

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